Home

8 marzo “Le donne sono il cuore dell’economia europea”

festa della donna 20178 marzo: "Le donne sono il cuore dell'economia europea"

La Cisl, in vista delle celebrazioni per la Giornata Internazionale delle Donne, ha scelto, insieme a Cgil e Uil, di aderire alle iniziative promosse dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) al fine di unire tutte le forze sindacali europee per dare maggiore incisività alla loro azione dentro e fuori i singoli confini nazionali. Tema annuale, individuato dalla Ces, quello della disparità salariale tra uomini e donne che Cgil Cisl Uil hanno rafforzato con lo slogan “Le donne sono il cuore dell’economia europea” nell’intento di richiamare ancora una volta l’attenzione delle istituzioni e del Governo su questioni che oltre a ledere i diritti delle donne nell’immediato ne protrae gli effetti negativi nel tempo. In media in Europa le donne guadagnano il 17 per cento in meno rispetto agli uomini. Uno dei motivi è che le donne hanno più difficoltà a conciliare impegni di lavoro e familiari. Di conseguenza, sono loro soprattutto a scegliere il lavoro a tempo parziale e a interrompere continuamente la propria carriera, con conseguenze dirette e deleterie sui salari. Il gender pay gap rimane, dunque, un tema cruciale per il sindacato nella lotta contro le discriminazioni legate al genere, tenuto conto del fatto che una sua sostanziale riduzione, oltre a rilanciare i consumi e l’economia, eliminerebbe un’altra disparità, direttamente collegata alla prima, il gap pensionistico che vede nel nostro Paese le donne percepire un assegno di pensione inferiore di circa il 30% rispetto agli uomini.

Accordo 30 novembre 2016, cosa ne pensano gli esperti

Un traguardo importante e insieme un nuovo punto di partenza: l’Accordo che abbiamo firmato con il Governo il 30 novembre 2016, è la sintesi di una lunga stagione di mobilitazione sindacale del pubblico impiego. Ma soprattutto vogliamo che sia l’inizio di un percorso complesso e impegnativo che, attraverso il riavvio di una dialettica negoziale bloccata per troppi anni, porti con sé, insieme al rinnovo del contratto, nuove modalità di progettazione, organizzazione e produzione di servizi pubblici innovativi.

Le 5 video-interviste Cisl Fp a docenti e osservatori qualificati in materia di lavoro pubblico.

 

Accordo 30 novembre 2016, il cambio di passo che volevamo. I contenuti dell'accordo nel volantino Cisl Fp

Locandina LavoroPubblico Accordo 07dic2016Con l’accordo del 30 novembre abbiamo rimesso al centro le persone, l’investimento nelle professionalità e nelle competenze, la partecipazione dei lavoratori come motore dell’innovazione che serve nei nostri enti.
Abbiamo gettato le basi per cambiare le regole del gioco: meno legge, più contratti. D’ora in poi, come nel privato, saranno le parti a decidere le materie da regolare attraverso la contrattazione.
Abbiamo aperto una strada nuova verso il riconoscimento professionale dei lavoratori pubblici. E verso un rinnovo dei contratti nazionali con risorse per tutti, da aumentare attraverso la contrattazione nei posti di lavoro.
Abbiamo impegnato il governo a superare una volta per tutte fasce e ‘pagelle’: da qui in avanti migliorare la produttività significherà fare più formazione, più lavoro agile, più attenzione al benessere organizzativo. E portare finalmente anche nel pubblico impiego welfare aziendale e detassazione della produttività.
I lavoratori pubblici conteranno di più e avranno più voce nella riforma della PA. Saranno la partecipazione, la motivazione, il coinvolgimento delle competenze e delle intelligenze delle persone a spingere il cambiamento nel modo di lavorare e di organizzare i servizi.
Ora la maratona del lavoro pubblico continua, per una nuova stagione dei servizi pubblici: con i lavoratori, per i cittadini.

Leggi in allegato il volantino della Cisl Fp sui contenuti dell'accordo.

Contratti pubblici, Faverin: Crollano le retribuzioni reali, - 9,8% in sei anni di blocco. E si prepara un esodo di massa. Articolo su Il diario del lavoro

Faverin 3 2016Serve una cura shock per i servizi pubblici: 100mila giovani nella Pa e contratti innovativi per sostenere retribuzioni, competenze e produttività”. Giovanni Faverin, segretario generale della Cisl-Fp, a pochi giorni dal primo incontro con il ministro Marianna Madia e dalle dichiarazione del premier Matteo Renzi che ha riconosciuto la necessità di mettere più soldi per i rinnovi rispetto ai 300 milioni stanziati dalla Stabilità, rilancia la proposta al governo commentando i dati elaborati dalla federazione del pubblico impiego Cisl.
I lavoratori pubblici hanno visto crollare i salari: con il blocco contrattuale non c’è stata solo una perdita secca tra i 3mila e i 5mila euro medi per mancati rinnovi, ma le retribuzioni in termini reali dal 2009 al 2015 sono scese del 9,8%, vale a dire dell’1,7% all’anno. Gli stipendi di chi manda avanti i servizi pubblici del paese sono tornati ai livelli del 2001: un infermiere, un agente di polizia locale, un funzionario del fisco, un addetto al front-office di un comune guadagnano oggi come 15 anni fa”, spiega al Diario del Lavoro Faverin. Secondo lo studio elaborato dalla Cisl Fp su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato, un lavoratore pubblico nel 2009, prima del blocco contrattuale e dei tetti ai fondi del salario accessorio, percepiva in termini nominali circa 4.300 euro in più rispetto ad un lavoratore dei settori manifatturieri (circa 1.500 euro in più includendo sanità privata e terzo settore). Oggi, dopo 6 anni di congelamento dei contratti le parti si sono rovesciate. Un dipendente della Pa percepisce 1.300 euro in meno all’anno di un lavoratore dell’industria (quasi 4.500 euro in meno includendo sanità privata e terzo settore), 12.250 euro in meno rispetto ad un lavoratore del settore chimico (15.000 euro in meno includendo sanità privata e terzo settore), 4.470 euro in meno rispetto ad un lavoratore del settore metalmeccanico (7.400 euro in meno includendo sanità privata e terzo settore). Senza contare che in termini di retribuzioni nette, su tutti i salari pesa anche l’aumento della pressione fiscale.

Leggi tutto: Contratti pubblici, Faverin: Crollano le...

Dl Enti Locali: Cgil Cisl Uil, bene su spese personale e settore scolastico-educativo. Irrisolto tema precari e salario accessorio, ingiustizie da sanare con legge di Stabilità

dl enti locali 02ago2016“Il superamento di vincoli sulle spese del personale e sul settore scolastico-educativo, una conquista frutto di anni di mobilitazione, insieme ad alcuni aspetti critici che riguardano le province e le città metropolitane”. Un giudizio luci e ombre quello di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl sul decreto Enti locali convertito oggi definitivamente in legge con il via libera del Senato.
Secondo i sindacati “si sono fatti dei passi in avanti, una conquista di anni di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, specie per quanto riguarda le stabilizzazioni nel settore scolastico-educativo, ma rimane irrisolto il tema dei precari: per oltre duemila lavoratrici e lavoratori delle province e città metropolitane, da anni, spesso decine, impiegati a garantire servizi pubblici in quegli enti e in scadenza alla fine di quest'anno, non c'è al momento alcuna prospettiva. Così come è concreto il rischio per migliaia di dipendenti di enti che hanno sforato il patto di stabilità di vedersi il salario decurtato”.
Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl “la scelta di porre la questione di fiducia nei due rami del Parlamento sul testo ha impedito di ottenere quegli avanzamenti, registrati invece in altri punti del decreto, lasciando così senza soluzione il tema dei contratti in scadenza per circa duemila lavoratori precari.  Anche sul fronte dei tagli al salario accessorio, come per il tema della sostenibilità finanziaria degli Enti, sono mancate le necessarie risposte”.
Per i sindacati si tratta di “ingiustizie che andranno sanate in autunno, con la prossima legge di stabilità. Insieme al tema delle risorse per i rinnovi contrattuali, infatti, questi due punti critici evidenziati andranno assolutamente risolti. Per questo la pressione e la mobilitazione di lavoratori continuerà: per enti condannati, in ragione dei tagli pesanti, al prossimo dissesto economico-finanziario e alla cancellazione dei servizi offerti, non possono essere le lavoratrici e i lavoratori, né tantomeno i cittadini privati di servizi pubblici essenziali, a pagarne il prezzo più salato”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.